"Cuba, la beffa di Fidel"
3.04 p.m. ET (1911 GMT) February 16, 1998

by Carlo Climati, il Roma

Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi. A poco a poco, sta venendo a galla l'inquietante veritàsulla liberazione dei prigionieri politici a Cuba. Giovanni Paolo II ha chiesto a Fidel Castro segnali concreti di democrazia. Ma il "lider maximo" gli sta concedendo soltanto le briciole.

Tutti i più importanti detenuti per ragioni di coscienza sono ancora rinchiusi in galera. Alcuni di essi, come Armando Alonso Romero ed Omar Del Pozo Marrero versano in gravi condizioni di salute. Ma Fidel Castro non sembra affatto intenzionato a graziarli.

La maggior parte dei prigionieri scarcerati finora non ha nulla a che fare con la dissidenza. Si tratta, soprattutto, di delinquenti comuni. Lo conferma Frank Hernandez-Trujillo, direttore del GAD (Gruppo di Appoggio alla Dissidenza), che é in stretto contatto con gli attivisti cubani. "Fidel Castro sta liberando alcuni prigionieri politici - spiega Frank Hernandez-Trujillo - Ma ad un ritmo di due dissidenti per ogni dieci criminali. Non c'é nulla di nuovo nel suo comportamento. Nel 1979, Castro ha scarcerato migliaia di delinquenti comuni, e li ha costretti a lasciare l'isola insieme agli ex prigionieri politici. Oggi fa lo stesso. In questo modo, vuole lanciare un messaggio ben preciso. Lascia intendere che ladri, criminali e dissidenti appartengono alla stessa razza. Eppure, gli esponenti dell'opposizione non si sono mai macchiati di omicidi, attentati o azioni di terrorismo. Sono semplicemente accusati di "propaganda nemica", che é un termine molto difficile da definire".

L'unico nome di discreto interesse, tra i detenuti liberati negli ultimi giorni, é quello di Hector Palacios, condannato a diciotto mesi di reclusione per aver criticato Fidel Castro durante un'intervista televisiva. Ma il caso di Palacios non é nulla in confronto a quelli dei tanti attivisti rinchiusi da anni nelle carceri del regime, gravemente malati e distrutti dalle torture fisiche e psicologiche.

I dissidenti chiedono che Castro dia dei segni concreti di cambiamento. "Ad esempio - aggiunge Frank Hernandez-Trujillo - bisognerebbe cambiare le leggi del Paese. Soprattutto quelle che reprimono la libertàd'espressione. E' inutile gridare al mondo che si stanno scarcerando i detenuti. Finché esisteranno certe leggi, saràsempre possibile sbattere in galera chiunque non é d'accordo con il regime".

Un altro elemento di preoccupazione per i dissidenti é rappresentato dalla "carta de libertad", che viene utilizzata per le scarcerazioni dei detenuti. "Si tratta di un termine piuttosto vago - afferma Rosa Berre, vicepresidente dell'agenzia stampa indipendente CubaNet - Non é un indulto, il quale significherebbe che la scarcerazione esaurisce la sentenza. Ma una "liberazione per decreto". E' una parola nuova. Nessuno conosce esattamente il suo significato. Non sappiamo se si tratti di un indulto o di una forma di libert` provvisoria. Insomma, é un altro segno della confusione che regna in questo momento a Cuba".

Copyright 1998 "il Roma" (Italy).