| by Carlo Climati, il Roma |
Si diffonde sempre di più l'ingiustificata euforia per le cosiddette "liberazioni" di prigionieri politici da parte di Fidel Castro. Il Vaticano esulta. I mass media parlano di nuove speranze per Cuba. Ma la veritàé un'altra. E' quella che si può leggere sui volti dei dissidenti del Partito per i Diritti Umani, consumati da centoventi giorni di sciopero della fame. Castro li ha apparentemente "graziati", ma saranno costretti ad andare in esilio. E' questa la condizione che il regime pone per poter uscire dal carcere: abbandonare la propria terra. Ma c'é chi dice "no" a certi soprusi. Molti detenuti politici rifiuteranno la falsa offerta di libert`, e resteranno in carcere in segno di protesta. Fra questi ci sono Felix Antonio Bonne, Rene Gomez Manzano, Vladimiro Roca e Martha Beatriz Roque, attivisti del Gruppo di Lavoro per la Dissidenza Cubana, imprigionati nel luglio scorso. Avevano "osato" diffondere un documento di denuncia contro il Governo cubano, intitolato "La terra appartiene a noi", in cui invitavano la popolazione a reagire. Castro ha offerto loro la libertàin cambio dell'esilio, ottenendo un fermo rifiuto. Ed é probabile che tanti altri detenuti, per non darla vinta al "lider maximo", seguano il loro esempio. Meglio prigionieri a Cuba che liberi in una terra straniera.
Intanto, i mezzi di comunicazione sono travolti dal balletto delle cifre. Inizialmente si era parlato di trenta dissidenti da liberare. Poi, si é passati a duecento. C'é anche chi parla, addirittura, di trecento. Da dove nasce questa confusione? Lo spiega una famosa dissidente cubana, conosciuta semplicemente con il nome di battaglia di "Misifu". "Il problema - spiega Misifu - é che molte notizie giunte attraverso le fonti internazionali non corrispondono alla verit`. Sono filtrate dal Governo, e quindi non risultano attendibili. Per conoscere davvero quello che sta succedendo bisogna essere a Cuba. E' probabile che queste trattative sulla liberazione dei prigionieri siano il frutto di una riunione che si é tenuta lunedl scorso al Palazzo della Rivoluzione. Erano presenti alti funzionari dello Stato e della Chiesa cattolica. Ma non si conoscono, finora, i termini esatti delle scarcerazioni".
Negli ambienti della dissidenza cubana c'é ancora molto scetticismo sul futuro della propria nazione. Adolfo Rivero, vicepresidente del Comitato Cubano per i Diritti Umani, gruppo storico di attivisti dell'isola, invita a frenare gli entusiasmi. "Gli annunci di queste liberazioni - afferma Adolfo Rivero - non devono trarre in inganno. Castro non é affatto cambiato. Negli anni passati ha liberato migliaia di prigionieri, mandandoli in esilio. E poi, ne ha arrestati altri. Mi risulta, comunque, che Ricardo Bofill, un importante esponente della dissidenza cubana, stia per promuovere una campagna internazionale per chiedere che i detenuti liberati non vengano costretti a lasciare l'isola".
L'opinione di Adolfo Rivero é condivisa da John Suarez, coordinatore di Free Cuba Foundation, organizzazione universitaria che difende i diritti dell'uomo. "Il punto cruciale della questione - spiega John Suarez - é stabilire quale saràla sorte dei detenuti liberati. Potranno restare a Cuba, oppure dovranno andare in esilio? Fidel Castro vuole apparire magnanimo. Ma nel frattempo, continueràad arrestare i giornalisti indipendenti, gli attivisti per i diritti umani e gli esponenti dell'opposizione. L'unica speranza é che i semi di libertàgettati dal Papa durante la sua visita diano buoni frutti. Avranno certamente un ruolo determinante per il futuro della nazione".