| by Carlo Climati, il Roma |
Continua il "tam tam" di notizie sulla liberazione dei prigionieri politici a Cuba. Un articolo pubblicato l'altro ieri sul "Granma", organo ufficiale del Partito Comunista dell'isola, ha suscitato grande scalpore. Il giornale ha annunciato che settanta detenuti, tra i duecentosettanta indicati nella lista data dal Papa a Fidel Castro, dovranno restare in carcere. Il motivo? "Ragioni di sicurezza nazionale, pericolositàe gravitàdei crimini commessi". Altri venti, invece, sono attualmente "sotto esame".
Ecco che rispunta l'intolleranza del regime. Un'intolleranza che traspare dalle parole utilizzate dal "Granma" per commentare la notizia: "La Rivoluzione é generosa. Ma deve anche essere ferma".
Chi saranno mai questi settanta "criminali" che il Papa voleva liberare? Si tratta di dissidenti accusati di "seri casi di spionaggio, complicitàcon il blocco Usa o partecipanti in azioni dirette a danneggiare la vita del Paese". In pratica, persone che hanno commesso "l'errore" di manifestare apertamente il proprio dissenso nei confronti di Fidel Castro.
Le leggi sulla libertàd'espressione, a Cuba, sono molto dure. Ed é facile finire in carcere con l'accusa di spionaggio o di terrorismo. Lo conferma anche Omar Galloso, vicepresidente di CubaNet, un'agenzia stampa indipendente che diffonde notizie sulla dissidenza. "Non conosco esattamente tutti i casi dei settanta prigionieri - afferma Omar Galloso - Tuttavia, il regime é in grado di fabbricare qualunque tipo di prova o testimonianza di colpevolezza contro i suoi oppositori. A Cuba, qualsiasi cosa tu dici, fai o semplicemente pensi di fare contro il Governo é considerata pericolosa. E quindi, punibile per legge. Non c'é bisogno di ottenere prove. Basta semplicemente immaginare qualcosa di negativo contro il regime, e sei giàcolpevole. Una volta, mi sono recato ad una stazione di polizia per chiedere notizie di un mio amico che era stato fermato la notte precedente. Sua moglie era molto preoccupata. Ebbene, appena ho chiesto di lui, gli agenti mi hanno sbattuto in prigione. E mi ci hanno tenuto dodici ore, per interrogarmi. Questo episodio può aiutare a comprendere che cosa sia la "pericolosit`" per il Governo di Cuba".
Intanto, rimangono molti punti interrogativi sui termini di scarcerazione degli altri detenuti. Tra l'altro, si é scoperto che ben centosei prigionieri della lista del Papa erano giàstati liberati prima. Perché questo disguido? Lo spiega Adolfo Rivero, vicepresidente del Comitato Cubano per i Diritti Umani, storico gruppo di dissidenti anticastristi. "Sembra che le autoritàdella Chiesa cattolica - dice Adolfo Rivero - abbiano presentato le loro richieste senza consultare gli attivisti dell'isola. Questo é un vero peccato, perché solo i dissidenti a Cuba sono aggiornati su chi é ancora in prigione e chi no. Fidel Castro, poi, ha annunciato di voler scarcerare altri settantaquattro detenuti indicati dal Papa. Infine, dovrebbero essere liberati duecentoventicinque prigionieri, al di fuori della lista del Vaticano, per ragioni umanitarie dovute all'etàe alla salute. Ma al di làdelle cifre, la domanda da porsi é questa: i dissidenti scarcerati avranno la possibilitàdi manifestare il proprio pensiero a Cuba, oppure saranno costretti ad andare in esilio?"